Amo la bicicletta e se devo usare un mezzo sharing la mia scelta ricade e ricadrà sempre sulla bicicletta. Anche se assistita o se è un cancello.
Per questo motivo so poco e in modo frammentato di cosa serve avere per condurre un monopattino per rimanere nei confini della legalità.
La mia denuncia di accanimento contro la mobilità attiva (mobilità sostenibile, mobilità lenta, mobilità dolce come preferite chiamarla ) continua [qua la parte 1] e con questa testimonianza vorrei spingere il lettore all’immaginazione.

Il controllo della viabilità con posti di blocco è la base della sicurezza stradale, quello che mi chiedo è :
Perché, in assenza di dati (vedi la matrice degli scontri qui sotto), si hanno notizie di numerosi controlli sulle piste ciclabili, ma non di un numero proporzionale di controlli sugli autoveicoli rispetto al numero (e pericolosità) di mezzi in circolazione a Torino ?
Perchè gli operatori che mettono i monopattini in sharing non forniscono un casco, obbligatorio per legge, come per gli scooter elettrici ?
Perchè il comune di Torino permette questo e poi distribuisce decine di posti di blocco per multare chi è sprovvisto di casco, targa e assicurazione ?
(Aprite gli occhi quando siete per strada, osservate bene quante auto sono parcheggiate dove non potrebbero, ecco tutti quelli sono fattori di rischio per la sicurezza stradale di tutti noi)

Quali sono gli obiettivi del controllo a tappeto dei fruitori dei monopattini ?
Cosa potrebbe succedere dopo ?

In questo senso ho voluto cercare di approfondire le prospettive di chi fino a ieri (un mese fa) era solito utilizzare il monopattino.
Con l’introduzione dell’obbligo di RC e del targhino ha senso continuare a guidare il monopattino ?
È realmente sostenibile ?
Ecco cosa mi scrive Sirio :
“Uso il monopattino da sempre. Ovvero lo uso da quando è stato possibile farlo da 7 anni, da quando nel 2019 è stata avviata la “sperimentazione”, aprendo la possibilità di usare i monopattini elettrici nella città di Torino con l’allora limite di 30km/h.
Mi ha permesso -all’epoca- di sostituire i 6km che facevo in auto, trasportando 1,5t di metallo e plastica con un tragitto di 15minuti attraversando un parco, quasi tutto su pista ciclabile. Non lo usavo solo quando pioveva, per paura di scivolare e per non inzupparmi, per il resto estate/inverno, da +35°C a -10°C l’ho sempre usato.
Col trasloco nella zona Nord di Torino e un nuovo lavoro in pieno centro, la scelta è stata obbligata. Monopattino: 15 minuti, mezzi pubblici 45 minuti. Il monopattino mi ha permesso, negli ultimi 5 anni di andare e tornare dal lavoro con un impatto ambientale minimo, zero stress da parcheggio e senza arrivare sudato a lavoro (specialmente nelle ultime estati sempre più calde).
Ho sempre rispettato le regole: casco fin dal primo giorno, attenzione alla guida e, quando è arrivato l’obbligo della targa, mi sono adeguato senza protestare.
Doveva costare 8€, ricordate?
Alla fine, il costo è stato di 35€. Vabbè 35€ una tantum (più ore di permesso per andare alla kafkiana motorizzazione di Torino) e via.
Arriviamo all’assicurazione RCA. Possiedo già una polizza di responsabilità civile che copre anche gli spostamenti in monopattino e bicicletta, per un costo annuo di 98 €, ma che NON E’ VALIDA con le nuove regole.
Con il nuovo obbligo mi è stato proposto un preventivo di 224 €.

Di fatto mi viene richiesto di pagare due volte per coprire lo stesso medesimo rischio. Siamo alla follia.
Un mezzo che ha limite 20km/h e che quindi difficilmente può causare grandi danni, viene trattato alla stregua di un ciclomotore o di una moto, per quanto riguarda il premio annuale.
In tutto questo le bici elettriche (ben più pesanti e – seppur limitate a 25km/h come ausilio elettrico, possono andare ben più veloce) non hanno né targa né assicurazione imposta.
La crociata del nostro benvoluto e lungimirante ministro dei trasporti ha realizzato il suo demagogico impegno di rendere assurdamente oneroso l’utilizzo di un mezzo che ho usato per tanti anni e con cui mi trovavo benissimo.
Ho ripreso quindi la bici. Arrivo sudato a lavoro (con 35°C è inevitabile) e mi devo lavare e cambiare, ma non ho al momento la possibilità di aggiungere quella spesa al budget familiare.
Posso farlo perché il tragitto è breve (5km). In bici ci metto meno, perché arrivo senza problemi a 30km/h e oltre. Assicurazione e targa non richieste.
Per concludere: non mi lamento perché mi viene chiesto di rispettare delle regole.
Le ho sempre rispettate e continuerò a farlo.
Mi chiedo però quale problema concreto si sia davvero voluto risolvere.
Se l’obiettivo era aumentare la sicurezza sulle strade, faccio fatica a vedere come si possa raggiungerlo rendendo economicamente sconveniente uno dei mezzi più leggeri, silenziosi e meno impattanti che abbiamo a disposizione. Il risultato, almeno nel mio caso, non è stato quello di rendere la mobilità più sicura, ma semplicemente più costosa e meno accessibile.
E questo, francamente, sembra un’occasione persa.
Sirio”




